Liberio 17/07/2016

Il fuoco dell’unità d’Italia che bruciò Pontelandolfo e Casalduni 
di Laura Coletta

Parafrasando D’Azzeglio all’indomani dell’Unità d’Italia restavano da fare gli Italiani. Eppure ancora oggi molti Italiani agiscono da sudditi questuanti e individualisti e non da cittadini. Soprattutto i meridionali. Perché?
Una risposta la dà Carlo Guglielmucci nel suo libro*:“[…]gli italiani saranno finalmente uniti quando […]un’Unica colonna di bronzo porterà inciso i nomi dei martiri del Nord e del Sud, possibilmente fusa con il bronzo ricavato dalle statue dei falsi ‘eroi’.”(pg.71)
Urge prima un riconoscimento storico. I popoli, come le persone, devono riconoscere i propri (e)(o)rrori per crescere e Guglielmucci lo fa cucendo sulla trama dei documenti il dolore ignorato dei ‘poveri’ figli del Nord mandati ad uccidere ed essere uccisi dai ‘poveri’ figli del Sud.
A tutte le vittime coinvolte egli dedica il suo libro: presentazione, prologo, 6 capitoli, che dal contesto generale portano ai fatti del 14 agosto, epilogo e trascrizione dei documenti usati nella ricostruzione di quei tragici giorni.
E per gli Italiani c’è la speranza di un altro ‘Risorgimento’: rinascere dalla cenere dei roghi con dignità, uniti dalla stessa tragica Storia.

*Carlo Guglielmucci, Il fuoco dell’Unità d’Italia, ProLoco Ponte-BN, 2011, tip. Borrelli srl S.Giorgio del Sannio; 136 ppgg.

libroCGuglielmucci

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