Fattarielli Pontesi 17/07/2016

UNA “TRUFFA” D’ALTRI TEMPI
di Carlo Guglielmucci

L’anno 1868, Antonio Guglielmucci “Tuosto”, contadino analfabeta di 54 anni che non eccelleva in scaltrezza, possedeva un campo di 16 misure (1.660 m/q) alla località “Acqua viva” di Ponte, nel quale si erigeva un macigno granitico che, oltre ad essere di impedimento, gli sottraeva del suolo per le coltivazioni. Fu ben contento quando i pontesi Michele Nave fu Lorenzo, Domenico Ventucci fu Libero e Daniele Massa fu Cosimo si offrirono di scavare gratuitamente detto macigno per ricavarne mole per mulini. Antonio pertanto concesse loro l’uso gratuito del terreno per un anno: fu fatto il contratto ed i sodali Nave, Ventucci e Massa si impegnarono a lasciare libero il campo entro il 31 di Agosto (1869), ma non ne indicarono l’anno. Il macigno, nello scavare, risultò enorme nella parte interrata ed di ottima qualità, per cui i sodali non si curarono di interrompere i lavori e liberare il terreno nel tempo pattuito. Antonio, il primo di Settembre andò da loro per protestare ma gli fu fatto notare che il contratto scadeva il 31 di Agosto, per cui potevano restare ancora un anno. La storia si replicò di anno in anno sino all’Agosto del 1872, quando Antonio il giorno 27 Agosto, con atto notatile stipulato dal notaio Luigi Corbo di Casalduni, vendette detto terreno a tale Antonio Borzillo di Nicola “Andriuoccolo” che, essendo più esperto ed acculturato di lui, si impegnò verbalmente a cacciare i sodali e restituirgli il terreno previo il rimborso delle sole spese vive sostenute. Antonio Borzillo intentò la causa presso la Pretura Mandamentale di Pontelandolfo ed il 19 Aprile 1873 Nave, Ventucci e Massa furono condannati ad abbandonare gli scavi ed al ripristino dei luoghi. I tre però fecero appello presso il Tribunale Civile di Benevento per cui Antonio Guglielmucci, onde evitare che le spese lievitassero ancora, volle raggiungere un compromesso prima che si discutesse quest’ultima causa. L’accordo fu stipulato il 12 Settembre 1873 presso il notaio Giuseppe Racchi di Casalduni. Nave, Ventucci e Massa si impegnarono a ripristinare i luoghi e liberare il fondo, oltra a pagare la metà delle spese legali, pari a £. 203 e centesimi 16. Antonio Guglielmucci si impegnò a rifondere ad Antonio Borzillo l’altra metà delle spese legali, oltre a quelle che vantava di aver sostenuto per trasferte e regalie, per un complessivo di £. 551 e centesimi 88; con la clausola che il pagamento, senza interessi, doveva avere inizio dopo sei anni dalla presente stipula. Il valore reale del terreno in questione era di molto inferiore a quella che Antonio avrebbe dovuto rifondere per riscattarlo; allora ebbe un colpo di genio: vendette alla nuora il restante della scarsa proprietà che possedeva e non pagò più nessuno. Il terreno in questione, da allora chiamato “Fosso delle Mole” divenne proprietà Antonio Borzillo; attualmente appartiene a Nicola Giovanni Guglielmucci.

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